Proseguo con la pubblicazione della rubrica “Linguaggi della rete”, che curo quindicinalmente su Bresciaoggi. Qui trovate l’articolo uscito il 30 aprile scorso, che è il seguito di quello del 16 aprile.
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Proseguo con la pubblicazione della rubrica “Linguaggi della rete”, che curo quindicinalmente su Bresciaoggi. Qui trovate l’articolo uscito il 30 aprile scorso, che è il seguito di quello del 16 aprile.
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Se pure avessi deciso di venir meno all’Imperativo Etico Fondamentale che prescrive “evita di recensire il libro di qualcuno con cui hai mangiato un piatto di linguine”, mai e poi mai mi sarei cercato la grana di scrivere una critica del libro di uno da cui sono sospettato di essere un debosciato relativista!
Questa infatti non è una recensione.
Fra qualche riga, semmai, vi darò conto di quel che Jacopo ha detto rispondendo ad alcune mie domande sul suo racconto. » Read more..
[Clicca per i post della serie "Nastri di Moebius"]
Il romanzo comincia in una stazione ferroviaria, sbuffa una locomotiva, uno sfiatare di stantuffo copre l’apertura del capitolo, una nuvola di fumo nasconde parte del primo capoverso. Nell’odore di stazione passa una ventata d’odore di buffet della stazione. C’è qualcuno che sta guardando attraverso i vetri appannati, apre la porta a vetri del bar, tutto è nebbioso, anche dentro, come visto da occhi di miope, » Read more..
Leggi gli altri post della serie “Mattoni di parole”
Torno a leggere i libri dell’Aquila post-sismica. Oggi Tarantula parla con Marianna De Lellis, co-curatrice del progetto collettivo Alice nelle città. Per L’Aquila (Edizioni Arkhé) e con due autori aquilani che vi hanno preso parte: Claudia Valentini e Sandro Cordeschi (in fondo all’articolo trovate i nomi di tutti quanti hanno partecipato).
M.G.: Marianna De Lellis, chi sei?
Marianna De Lellis: ho sempre fatto tante cose, dal settore del turismo a quello del marketing aziendale, prima del 6 aprile 2009, a barista in questa versione di vita post 6. L’attività che comunque al momento incide maggiormente sulle mie giornate in termini di tempo ed energie è la vita all’Aquila. » Read more..
La storia di una storia che non è scritta in un libro; che non si trova in libreria e non è racchiusa fra due copertine.
“Skin” è tatuata sulla pelle di 2095 persone sparse in tutto il mondo.
Non è un’opera immortale. Anzi, le “parole” prima o poi moriranno una per volta, com’è nell’ordine delle cose.
Su Ibridamenti c’è la storia di “Skin”: un’intervista di Rosita Nunes all’autrice, Shelley Jackson (della quale avevo già parlato qui e qui). » Read more..
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Riprendo la serie di post in cui incontro gli autori di libri usciti dopo il terremoto dell’Aquila, che raccontano la città in prosa o in poesia…
M.G.: Patrizia Tocci, autrice di La città che voleva volare: dicci qualcosa di te…
Patrizia Tocci: Sono una prof di lettere, innamorata del suo lavoro. Adoro leggere, scrivo da sempre. La scrittura e la lettura sono state le mie compagne di vita. Non ho mai smesso di leggere o scrivere. Mi affascinano molti territori e discipline diverse: ma soprattutto mi interessa l’anima, le sue emozioni, le percezioni, i silenzi. » Read more..