Terremoti e unità d’Italia (su Bresciaoggi)

La scorsa settimana nel bresciano un allarme insensato propagato su Facebook fra due robuste scosse di terremoto ha procurato qualche ora di delirio e un’inchiesta della Procura. Le stesse autorità che a L’Aquila si lasciarono andare a dichiarazioni troppo rassicuranti tre anni fa (c’è in corso un processo alla Commissione Grandi Rischi e una indagine a carico di Guido Bertolaso), nelle scorse settimane dopo le scosse a nord hanno detto cose tipo “oh sì, certo che il pericolo di scosse anche di sei gradi è reale”. L’impressione, insomma, è di una grande confusione nella quale ognuno dice la prima cosa che gli viene in mente.
Passa il tempo, passano i terremoti e il paese scosso da nord a sud è unito da un’unica domanda: “e adesso che facciamo?”.
Il vuoto di prevenzione e di informazione lascia spazio ai mitomani e al panico, e mette la gente in pericolo. Nella mia rubrica su su Bresciaoggi, ”Linguaggi della rete”, ho raccontato lunedì 30 gennaio come il paese si scambia su Facebook le informazioni che non trova dove dovrebbe trovare.
L’articolo è uscito col titolo “Terremoti, paura e allarmi ai tempi del tasto Condividi”:

L´attività sismica nel nord Italia sale, e così quella dei social network. Un minuto dopo la scossa di venerdì qualcuno digitava su Facebook: «l´ho sentito a Brescia», «a Lucca», «anche qui a Milano», «a Trento». Pochi istanti ancora e ne conoscevamo epicentro, intensità e profondità. Ma da poche ore la Procura di Brescia aveva aperto un´indagine per procurato allarme a proposito di una voce che si era diffusa rapidamente in rete annunciando una forte scossa dopo quella di mercoledì.
Voce nata, pare, dalla leggerezza di un utente che avrebbe lasciato on line quel messaggio solo pochi minuti…

Clicca per la pagina Internet & Hi Tech di Bresciaoggi, lunedì 30 gennaio, e continua a leggere la rubrica.

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